Il lavoro come spazzatura

Qual' è il confine che separa il pubblico servizio dall' arbitrio?
E' la sete di potere che fa del funzionario un dèspota, che fa della cosa pubblica un suo dominio privato e che riduce i cittadini a sudditi.
Rendere obsoleti i mestieri più poveri vuol dire sottrarre ai cittadini il potere di procurarsi il necessario con le proprie risorse.
Il 24 novembre 1883 il prefetto di Parigi, Eugene Poubelle, emanò un decreto che imponeva la raccolta dei rifiuti in contenitori separati per alimentari, stoffe e frammenti di vasellame.
Il provvedimento associò per sempre il nome del prefetto al bidone dell' immondizia e suscitò una levata di scudi senza precedenti.
La norma, infatti, imponeva spese supplementari ai contribuenti e toglieva il pane ai numerosi straccivendoli (gli "Chiffonniers") che raccoglievano gli scarti nelle strade e li rivendevano alle imprese di trasformazione.
Il popolo e la stampa insorsero contro questa misura, giudicata disonesta e pericolosa, ma il pubblico funzionario continuò imperterrito per la sua strada. A nulla valsero le proteste dei giornalisti e di coloro che perdevano il lavoro.
La storia, tuttavia, sa prendersi le sue vendette:
da allora, il cognome "Poubelle", in francese, è divenuto un sostantivo e significa spazzatura.
Sono passati più di cent' anni e l' evoluzione sociale ha cancellato più di un mestiere:
Il lampionaio, il carrettiere, il fuochista, il cordaio, lo scrivano, il lattaio, sono "perduti" in una corsa che, ad ogni arrivo, sposta il traguardo più lontano.
E' il potere del progresso: l' elettricità, l' automobile, i cellulari, Internet, le bollette e le cartelle esattoriali.
Ogni gradino richiede competenze più elevate. Chi non può adeguarsi perde la speranza di salire nella scala sociale. Chi gode di una buona posizione aumenta la propria distanza dal "basso" e ne è rassicurato.
E' il meccanismo dell' usuraio che, ad ogni rata, aggiunge interessi rendendo il debito inestinguibile.
Nell' accezione comune, il progresso è una scoperta che aggiunge qualcosa di positivo alla vita di una comunità. E' il trattore che libera buoi e contadini da una fatica quasi insostenibile, ma lascia alla forza delle braccia mille altri impegni quotidiani. E' la trebbiatrice che fa del grano una festa, ma è anche la bicicletta per andare a trovare la morosa ed è il nonno che ripara gli oggetti che ha vietato di buttare.
E' la libertà di accettare le sfide della vita per mettersi alla prova.
Nella realtà dei fatti, c' è il "pubblico funzionario" in agguato nell' ombra. E' ben nascosto dietro la scrivania di una stanza protetta da uscieri nerboruti e che fa?
Mette le accise sul carburante, il bollo sul trattore, la tassa sul macinato, l' imposta sui rifiuti, l' assicurazione obbligatoria, l' obbligo di certificazione, il contributo per questo, per quello e per quell' altro.
Fa una pausa caffè.
Rinvia l' appuntamento di un supplice poi chiama un collega per organizzare una cena con quel grosso industriale, "perchè dove girano i soldi ne cade sempre qualcuno". Poi esce per una riunione importante dalla quale tornerà solo l' indomani.
Lo "stato" dovrebbe essere un servizio di cittadini ai cittadini. Dovrebbe difenderli dai soprusi, ma, invece, si rivela un padrone assoluto che opprime la gente per pagare gli stipendi agli esattori.
Su una spiaggia della Liguria, c' era un ultimo vecchio pescatore. Stava seduto su una sedia e riparava le reti. Le sue e quelle che altri gli portavano. Parlava poco perchè i Liguri non si sprecano in discorsi inutili.
Oggi è andato in pensione. Rimane solo la sedia e una rete smagliata. A molti mancheranno le parole che non diceva.

