Racconti di una gatta domestica

Mi chiamo Spilla  e sono una gatta domestica.

Il mio cibo preferito sono: i bocconcini in salsa, lo stracchino e i wurstel, ma i wurstel più di tutto.
Le cose che mi fanno più paura sono: il veterinario e l’ aspirapolvere, ma l’ aspirapolvere di più.

Mia mamma, la Trigger, quando ha sentito che  era ora, ha portato me e i miei fratelli all’ umano, quello che i vicini chiamano “il trovagatti”, poi se n’ è andata e non è tornata mai più. 
Dove abito c’ è un giardino, una porta con il gattaiolo e un distributore automatico di croccantini.

Quando ho fame,  salgo le scale e vado a fare “miau” all’ umano, che sta a guardare altri umani che parlano, da una scatola con il  vetro  che lui chiama computer, nella stanza in fondo.
Se non mi risponde, gratto la porta con le unghie perché so che non vuole e viene subito fuori.
L’ umano brontola un po’, ma  mi segue. Io cammino con la coda dritta e salto sulla tavola  e faccio “miau” finché non si decide ad aprire una scatoletta e riempirmi la ciotola a dovere.
Se l’ odore è proprio buono strofino la testa sulla mano mentre riempie il piatto.
 A volte, invece, con certe scatolette del supermercato, faccio mostra di non gradire, scavando con la zampa come quando seppellisco la cacca nella lettiera, poi vado a mangiare dal distributore di croccantini.

L’ umano dice che faccio così perchè non ho davvero fame e forse ha ragione perché, dopo un po’ arriva qualcuno degli altri gatti e svuota la ciotola.

Conosco un sacco di posti per dormire. Il mio preferito sarebbe in braccio all’ umano, ma lui è sempre occupato a guardare dentro la scatola-computer ed io mi annoio e salgo sulla tastiera.  Quando lo faccio, la scatola-computer manda dei suoni molto carini, ma all’ umano non piacciono perché si arrabbia e mi fa scendere. Allora io me ne vado a dormire nel giardino della vicina e non torno nemmeno quando mi chiama. A volte sto via tutta la notte, così impara.

La vicina è un’ umana ben in carne, alta, formosa e slanciata  e ha una bella voce, ma ha anche  una cagnaccia col pelo riccio, poco cervello e un gran brutto carattere. Ogni volta che l’ umano passa dal cancello di casa, gli abbaia contro e ringhia come se fosse un malfattore. 
Per fortuna che c’ è il cancello di ferro altrimenti lo morderebbe di sicuro.

La settimana scorsa ha morso anche me che mi ero addormentata nel suo giardino. Mi ha fatto male tantissimo, ma sono riuscita a scappare. 
Mi è toccato sopportare la visita dalla veterinaria, una settimana di segregazione e l’ umano che mi dava gli antibiotici due volte al giorno.  Per fortuna che metteva la medicina negli sfilaccetti di pollo che mi piacciono tantissimo e li avrei mangiati a qualsiasi costo.

Adesso sono guarita, ma non andrò più nel giardino di quella vicina.
Mi raccomando, non andateci nemmeno voi.